

Quando ho ricevuto l’invito a partecipare alla trasmissione Amore, condotta dalla meravigliosa Raffaella Carrà, ho fatto fatica a crederci. Lei stessa mi aveva cercata dopo aver letto il libro di Candido Cannavò E li chiamano disabili. Aveva visto la mia foto in copertina e qualcosa, evidentemente, aveva toccato il suo cuore. Raffaella, la regina del sabato sera, aveva voluto conoscermi, vedermi danzare, portarmi nel suo programma. Per me è stato un onore immenso, ma anche una connessione speciale: siamo nate lo stesso giorno, il 18 giugno. Un segno? Forse. Di sicuro, un regalo.
Due serate, una voce interiore che danza, e l’emozione di portare me stessa sul palco più visto d’Italia.
Partecipare a Amore significava danzare in diretta su Rai Uno, in prima serata, di sabato sera. Il palco dei sogni, quello che da bambina guardavo con gli occhi sgranati mentre Heather Parisi e Lorella Cuccarini ballavano con energia e fascino. E ora c’ero io, con il mio modo unico di danzare, con la mia storia e il mio corpo, così diverso e così capace di raccontare. Le coreografie di Franco Miseria erano cucite addosso a me con intelligenza e rispetto, e il corpo di ballo mi ha accolta con dolcezza, generosità e cura. Era come se tutto fosse al posto giusto.
Non era solo una performance, era una dichiarazione. Ogni passo che facevo era un “sono qui”, ogni gesto una parola che il mio corpo traduceva in emozione. Ballare in quella cornice così grande e luminosa, accompagnata dalla musica e dalla cura di un team straordinario, è stato come attraversare un sogno con gli occhi aperti. L’arte non ha bisogno di spiegazioni, e quella sera sentivo che la mia danza arrivava. Non perché fosse perfetta, ma perché era vera, radicata nel cuore. Il pubblico lo sentiva. E io danzavo per ogni bambina che sogna e per ogni persona che ha sentito, almeno una volta, di non avere spazio.
Quelle due serate mi hanno lasciato qualcosa di profondo. Non solo la bellezza di aver vissuto un palco importante, ma la consapevolezza di essere stata scelta da una donna immensa come Raffaella Carrà. Lei ha visto me, prima ancora della mia danza. Ha voluto raccontare al grande pubblico un altro modo di essere artista. Mi ha dato fiducia, spazio e rispetto. Questo resterà sempre con me, come una luce che accende gratitudine e gioia. E ogni volta che sento le note di quel programma, o che rivedo una clip di quei momenti, il cuore mi si riempie.
Perché quel sogno, io l’ho vissuto davvero.