Incontro con il papa

Me ne sono resa conto solo all’aeroporto: stavo per incontrare papa Francesco. Arrivavo da Atene, dove avevo partecipato a una convention della VDMFK, l’Associazione internazionale dei pittori che dipingono con la bocca e con il piede. Un’esperienza intensa, ricca di scambi, emozioni e ispirazioni che mi portavo nel bagaglio, insieme a nuovi incontri e vecchi affetti ritrovati. Quella mattina di ottobre il cielo su Roma sembrava più leggero, come se sapesse. Avrei danzato nella Sala Nervi, sulle note del Magnificat, con la musica di Marco Frisina e la voce di Mina. Avevamo preparato una coreografia speciale insieme a Marco e Salvo. E oltre a danzare, avevo dipinto un quadro per il papa.

un quadro tra le mani e un’emozione da danzare, nel giorno in cui ho incontrato papa Francesco.

Avevo dimenticato la lettera di accompagnamento. Quando un valletto papale me lo fece notare, sbiancai. Niente dedica, niente parole scritte. Mi diede coraggio, mi disse: “Hai ancora tempo”. Corsi da Mariangela con le valigie al seguito, presi i miei due libri da donare al papa, e con una penna in prestito mi nascosi in un angolo. Scrissi di getto, senza filtri. Scrissi col cuore. Gli dissi che per me era stato un onore dipingerlo e che, mentre lo facevo, avevo sentito la sua anima. Quella dimenticanza si trasformò in allegria, mi fece sorridere. E nacque anche un’amicizia: con quel valletto che ancora oggi porto nel cuore.

Una danza piena di grazia e forza.

La Sala Nervi era piena di atleti paralimpici e delle loro famiglie. L’energia era palpabile. Danzammo il Magnificat con ogni fibra, ogni battito, ogni emozione. Era il nostro grazie, il nostro dono. Poi venne il momento dell’incontro. Volevo imprimere nella mente ogni dettaglio, ma la realtà è che il mio registratore interno si spense. Quando papa Francesco mi fu davanti, tutto si fermò. Mi sembrò di entrare in un’altra dimensione. Ho dovuto rivedere il video per capire: lui che mi accarezza, mi benedice, guarda il mio dipinto e rimane incantato. Non ho parole per raccontare cosa ho vissuto. Posso solo trasmettere l’intensità di quell’istante.

simona atzori e papa francesco

LA MIA DANZA PER PAPA FRANCESCO.

Offrire la mia arte al Santo Padre è stato come spalancare il mio cuore davanti al cielo. La danza, il quadro, quel momento: tutto si è fatto preghiera. Ho sentito che non era solo un'esibizione, ma una testimonianza. Una carezza che dal mio piede passava al colore, al gesto, allo sguardo, fino ad arrivare al suo sorriso. Porterò sempre con me quella benedizione che è passata attraverso le sue mani, ma anche quella più silenziosa che mi sono data da sola: la certezza che ogni mio passo, ogni mia pennellata, può diventare un ponte tra la terra e il divino. In quell’istante, ho sentito di aver vissuto qualcosa che non finisce. Che mi accompagna. E che mi illumina, ogni volta che chiudo gli occhi.

Che mi accompagna. E che mi illumina, ogni volta che chiudo gli occhi.